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Andrea Camilleri (scrittore)
  In un magico pomeriggio d'estate ad Agrigento ho avuto la fortuna di conoscere l'ultimo grande Maestro Carradore - Raffaele La Scala - e gli ultimi  due meravigliosi carretti che aveva fabbricato. Ancora maggiore e' stata la mia emozione quando a San Leone ho potuto ammirare la maestria di Raffaele mentre ne scolpiva un'altro.
Quei suoi gesti raccontano e spero continuino a raccontare la presenza viva di una tradizione che purtroppo e' destinata a scomparire. Ne ho provato un'emozione fortissima che continuo tuttora a provare ogni volta che ripenso a quel giorno.



Ettore Bassi (attore)
Non ho mai conosciuto il Maestro La Scala, ma sono testimone del solco profondo che ha tracciato  nella sua arte attraverso l'emozione e la devozione che scorgo negli occhi e nelle parole del Figlio Marcello, cauto amico, ogni volta che gli si avvicina col pensiero.
Le opere d'arte che lascia sono la naturale prosecuzione di quell'emozioni che vivrà negli occhi di tutti gli uomini che amano il mistero e la bellezza seducente del talento.
 
Gaetano Savatteri (scrittore giornalista del tg 5)
Questa è una storia d’amore. L’amore si nutre di gesti. E questa è una storia d’amore fatta di gesti antichi, ripetuti, tramandati, ripercorsi e riscoperti. E’ la storia di un padre e di un figlio. Si sa, ciascuno finisce per scoprire un giorno nello specchio la faccia di suo padre. Per alcuni succede per caso, per altri accade con piena consapevolezza. Non ho conosciuto Raffaele La Scala. Quando sono andato ad Agrigento a vedere i suoi carretti il vecchio maestro carradore non c’era più. Restavano le sue opere, i suoi intarsi, il legno e il ferro incisi, forgiati, piegati con la forza del fuoco e del braccio. Ma nei gesti e negli occhi di Marcello ho ritrovato suo padre.
Nella volontà di non far disperdere un patrimonio, nell’entusiasmo di volerlo rinnovare. E’ questo, in fondo, il segreto dell’immortalità: un gesto che si ripete, un’arte che si perpetua. Finchè ciascuno si fa padre del proprio padre, in una circolarità del tempo che batte e ribatte in tondo come la ruota antica di un carretto cerchiata di ferro.
 
Biagio Pelligra (attore)  
Raffaele La Scala era una persona schietta e affettuosa; questa fu la prima impressione che ne ebbi.
Quando lo incontrai nella sua casa di San Leone, in lui, contentezza ed emozione trasparivano come in un adolescente. Non nascondo che anch'io sono stato molto contento e colpito dal suo sorriso franco e sereno.
Purtroppo, a quel incontro non ne seguirono altri; me ne rammarico. Credo che Raffaele La Scala sia stato l'ultimo dei Mastri carrettieri.  Nonostante il futuro di quel veicolo fosse già segnato dalla storia, egli continuò, con passione, a divertirsi a intagliare jammuzzi, tummaredda, sbarruniedda, masciddara. Ma quel carretto, quanta straordinaria abilità occorreva avessero le mani dei maestri carradori per essere costruito!
E il maestro Raffaele La Scala era uno di questi, la cui abilità gli consentiva di intagliare, scolpire e trasforare non solo le parti in legno, ma anche forgiare e modellare quelle in ferro. Le foto conservate dal figlio Marcello testimoniano questo straordinario lavoro! un paziente lavoro da certosino. Pezzo dopo pezzo tutti gli elementi venivano lavorati a dovere. Poi incastrati e assemblati e infine fissati insieme da bulloni e staffe di ferro. Oggi, quell'artigianato, credo, dovrebbe essere ri-considerato come "vero" manufatto artistico oltre che storico. Voglio inoltre sottolineare tutta la mia ammirazione al figlio Marcello per la riconoscenza e l'amore mostrati nei confronti del padre.
Marcello ha profuso molta della sua energia e del suo impegno affinchè tutto ciò non fosse dimenticato.
 
Martha Bakerjian (giornalista about.com from New York Times)
Siamo onorati di aver avuto l'opportunità di visitare i famosi carretti di Raffaele La Scala, che costruì carretti siciliani ad Agrigento.
La collezione comprende carri grandi e piccoli, con decorazioni elaborate. La pittura, l'intaglio del legno, il ferro battuto sono tutti arti essenziali del maestro carradore.
Le illustrazioni dipinte sui carretti sono di solito importanti eventi storici avvenuti in Sicilia, che originariamente veniva utilizzato per mantenere vivo in memoria il ricordo di quelli che furono i punti di svolta della storia locale per coloro i quali non potevano leggere.
I carretti Siciliani tradizionalmente erano trainati da asini, in particolare per duri lavori lungo terreni grezzi. Essi potrebbero essere trainati anche da cavalli. Alcuni venivano utilizzati anche per matrimoni e feste.
Vorremmo ringraziare Marcello La Scala per averci permesso di vedere e scattare foto dei carretti costruiti da suo padre e che insieme al figlio mantengono e conservano nella bottega di Agrigento, in Sicilia.
Marcello combatte instancabilmente per la realizzazione di un museo per i carretti, ma iol governo ha finoraq rifiutato la sua richiesta. Che peccato!

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